Questo blog è una raccolta disordinata dei miei appunti. Il tema principale è la storia di Roma.
Se passi per da queste parti, ti ringrazio. Se vuoi lascia pure un commento, ma abbi pazienza ... li guardo solo ogni tanto

lunedì 11 marzo 2013

La dinastia dei Flavi (69 D.C. – 96 D.C.)

È la seconda dinastia imperiale romana. Inizia dopo il biennio che vide come imperatori Galba, Otone e Vitellio. La cronologia degli imperatori:
Quadro cronologico della dinastia Flavia
Vespasiano (nato nel 9 d.C. - imperatore dal 69 d.C. al 79 d.C.)
  • Vero nome: Tito Flavio Vespasiano
  • Proclamazione e parentela: valente generale, venne proclamato imperatore prima in Egitto (69), poi delle truppe di Giudea, Siria, province asiatiche e legioni di Mesia, di Pannonia e di Dalmazia. Si contrappose a Vitellio. Ebbe come figlio Tito e Domiziano, entrambi futuri imperatori.
  • Caratteristiche: valente generale e giurista, si dedicò alla ricostruzione di Roma. Promulgò la “lex de imperio Vespasiani” ove sono riconosciuti al Principe diritti come la conclusione dei trattati, convocazione del Senato, estensione del recinto sacro dell’Urbe (il pomerium), non avere vincoli di legge. Una curiosità: il termine "vespasiano" che indica le odierne toilette ... deriva dal fatto che l'imperatore mise una tassa sull'ammoniaca prodotta dall'urina utilizzata per lavare i panni ...
  • Muore per malattia
Vespasiano
Tito (nato nel 39 d.C. - imperatore dal 79 d.C. all'81 d.C.) 
  • Vero nome: Tito Flavio Vespasiano
  • Parentela: figlio maggiore di Vespasiano, fratello di Domiziano
  • Caratteristiche: valente generale, fu ritenuto un buon imperatore. Si dedicò molto all’assistenza della popolazione colpita dall’eruzione del Vesuvio del 79. Completò la costruzione del Colosseo (Anfiteatro Flavio), iniziata dal padre Vespasiano nel 72 e terminata nel l’80.
  • Muore per malattia
Tito
Domiziano (nato nel 51 d.C. - imperatore dall'81 d.C. al 96 d.C.)  
  • Vero nome: Tito Flavio Domiziano
  • Pareentela: figlio minore di Vespasiano, fratello di Tito
  • Caratteristiche: fu un discreto amministratore e continuò l’opera di ricostruzione di Roma. Ma era sospettoso per natura ed era stravagante. Per paura di essere assalito a tradimento, il suo palazzo imperiale (sul Palatino) era pieno di marmi tirati a lucido, tanto da fungere da specchi affinché egli potesse vedere cosa accadeva alle sue spalle. Aveva una mania: spesso, allontanando tutti, si dedicava a rincorrere sciami di mosche per catturarle ed uccidere con un ago. Fece restaurare il Tempio di Giove Capitolino che era stato danneggiato nel 70 al tempo della guerre contro Vitellio e nell’80 per un incendio.,
  • Muore pugnalato dagli uomini più vicini a lui il 18 settembre 96. In seguito fu proclamata la sua damnatio memoriae.
Domiziano

venerdì 8 marzo 2013

La dinastia Giulio Claudia ... che complicazione!

Tutto parte da Giulio Cesare, dittatore dal 49 al 44 a.C.. Sul trono imperiale di Roma si succedettero varie dinastie. La prima tra queste fu la Giulio Claudia inziata con Ottaviano Augusto nel 27 a. C. e terminata con la morte di Nerone nel 68 d.C.


La cronologia degli imperatori Giulio-Claudi (27 a.C. - 68 d.C.)
OTTAVIANO (nato nel 63 a.C. - imperatore dal 27 a.C. al 14 d.C.)
  • Vero nome: Gaio Giulio Cesare Ottaviano Augusto
  • Parentela: figlio adottivo di Giulio Cesare, fratello di Ottavia, padre di Giulia (quest’ultima sposa Marco Vipsanio Agrippa e poi Tiberio). Sposa Livia la quale ha come figlio Tiberio da un precedente matrimonio.
  • Muore per malattia a 77 anni.
Ottaviano Augusto
TIBERIO (nato nel 42 a.C. - imperatore dal 14 d.C. al 37 d.C.)
  • Vero nome: Tiberio Claudio Nerone
  • Parentela: figlio di primo letto di Livia, adottato da Ottaviano. Ha come figlio Druso,mentre adotta Germanico (figlio del fratello Druso Maggiore) e Caio Cesare “Caligola” (figlio di Agrippina Maggiore e Germanico)
  • Muore per malattia a 79 anni.
Tiberio
CALIGOLA (nato nel 12 d.C. - imperatore dal 37 d.C. al 41 d.C.)
  • Vero nome: Caio Cesare
  • Parentela: figlio di Agrippina Maggiore (figlia di Giulia) e Germanico (figlio del fratello di Tiberio)
  • Muore assassinato a 29 anni.
Caligola
CLAUDIO (nato nel 10 a.C. - imperatore dal 41 d.C. al 54 d.C.)
  • Vero nome: Tiberio Claudio Cesare Augusto Germanico
  • Parentela: figlio di Antonia Minore (figlia di Marco Antonio e di Ottavia) e di Druso Maggiore (fratello di Tiberio). Sposa Messalina da cui ha come figlio Britannico. Sposa Agrippina Minore (figlia di Germanico e di Agrippina Maggiore) la quale ha già il figlio Nerone (adottato da Claudio)
  • Muore avvelenato 64 anni
Claudio
NERONE (nato nel 37 d.C. - imperatore dal 54 d.C. al 68 d.C.)
  • Vero nome: Lucio Domizio Enobarbo Nerone Claudio Cesare Augusto Germanico
  • Parentela: figlio di Agrippina Minore (figlia di Germanico e di Agrippina Maggiore)  e di Gneo Domizio Enobarbo
  • Muore assassinato da un suo schiavo, su suo ordine a 31 anni
Nerone
Come avete notato, la genealogia è parecchio complicata ... forse lo schema successivo un po' riassume questa situazione intricata non poco ...

Albero genealogico della dinastia Giulio-Claudia

mercoledì 6 marzo 2013

Cola di Rienzo(1313 – 1354)

L’ultimo dei tribuni del popolo romano era di modeste origini, il suo nome era Nicola Gabrini, figlio del taverniere Lorenzo e di una lavandaia. Era nato nel rione Regola.

Cola di Rienzo
Dal 1305 i papi si erano trasferiti ad Avignone e la città era in totale declino. Aveva raggiunto il minimo di 20/30 mila abitanti. Il popolo era vessato dall’aristocrazia, le attività lavorative erano quasi del tutto assenti.
I nobili speravano in Carlo d’Angiò, regnante nel sud della penisola, affinché ricostituisse la magnificenza dell’Urbe, in accordo con il papato. Il popolo desiderava nel ripristino del Senato, tentativo già fallito da Arnaldo da Brescia nell’XII secolo. Il fallimento di questa impresa fu dovuto all’intervento di Federico Barbarossa e dei Normanni, chiamati dal papa.
Arnaldo Da Brescia
Intelligente, bello e vivace, la sua nascita era avvolta in un mistero: diceva di essere figlio dell'imperatore Arrigo VII di Lussemburgo, che avrebbe avuto una relazione occasionale con sua madre quando era a Roma per farsi incoronare. Si sarebbe rifugiato proprio nella taverna di Lorenzo per una rivolta popolare. Forse questo fu il motivo per cui Cola ebbe modo di seguire studi non propriamente confacenti con la sua estrazione sociale.
Appassionato dell'antichità, sapeva parlare e divenne ambasciatore del governo popolare di Roma presso Avignone. Nel 1344 tornò a Roma in qualità di notaio della Camera Apostolica per l’amministrazione delle finanze e l’osservanza delle competenze legislative e giudiziarie.

Subito iniziò una campagna mediatica ante litteram: fece dipingere alcuni affreschi per comunicare con il popolo:
Cola di Rienzo illustra un affresco        Cola di Rienzo in Campidoglio
  • un mare tempestoso, con Roma vestita a lutto, minacciata da animali feroci (i baroni che allora governavano la città) e poi cani e porci a simboleggiare i loro tirapiedi. Il tutto corredato da cartigli come se fossero fumetti.
  • poi un altro affresco con una gran fiamma ove bruciano i nobili, mentre una vecchia – cioè Roma – fugge. In un lato S. Paolo e S. Pietro implorano la salvezza della vecchia e una colomba che porge ad un uccellino un ramo di mortella (simile al mirto) da dare alla vecchia in segno di salvezza.
  • mise la tavola bronzea della “lex de imperio Vespasiani” - con la quale il Senato dava a Vespasiano i poteri imperiali - al centro di un altro affresco che rappresentava anch'esso il Senato. Il significato: dovevano essere i Romani a conferire i poteri all’imperatore.
Con il placet del papa, a Sant’Alessio in Aventino, Cola parlò ad un gruppo di cittadini perché reagissero alla prepotenza dei baroni. Nell’aprile del 1347 salì in Campidoglio per farsi ascoltare dal popolo: Roma doveva essere dotata  di proprie leggi, governata dai rappresentanti del popolo, nel ricordo della sua grandezza. I punti del suo programma:
  • limitare la violenza privata, con milizie rionali e guardie per garantire la sicurezza dei mercanti
  • le risorse pubbliche dovevano andare a sostegno dei cittadini
  • i baroni dovevano stabilire un nuovo rapporto con il popolo, impedendone la costruzione di fortezze, non dare ospitalità ai ladri ed ai malfattori, rendendo le strade sicure attraverso i loro uomini.
Il popolo, entusiasta, gli conferì  la signoria del Comune. I nobili erano infuriati; Stefano Colonna lo voleva iettare dalle finiestre. Con lui gli Orsini, Giovanni Colonna, gli Orsini di Monte Giordano e i Savelli.
Stefano Colonna
Il popolo reagì, i baroni furono cacciati da Roma. Congiure e tentativi vari, ma alla fine i nobili tentarono di venire a patti con il tribuno.

Seguì un periodo di tranquillità. I suoi ambasciatori veniva accolti con tutti gli onori. Ma Cola cadde in delirio, proclamandosi "cavaliere", attaccando i Colonna e gli Orsini. Si abbandonò al lusso, ma il popolo (e i nobili) lo esautorarono, confinandolo in Castel Sant’Angelo.
Travestito da frate, scappò. Si recò ad Avignone, allora era papa Innocenzo VI.
Uccisione di Cola di Rienzo

Tornò a Roma nel settembre del 1353 assieme al cardinale di Spagna Egidio Albornoz. In trionfo, fu portato dal popolo in Campidoglio, ma fu delusione:  Cola straparlava, era assetato di vendette contro chi l’aveva cacciato da Roma. Mise nuove tasse. Nell’ottobre del 1354 fu condotto in Campidoglio, tentò di difendersi, ma fu ucciso, linciato da quello stesso popolo che anni prima l’aveva osannato. Il suo corpo venne bruciato a Ripetta – nei pressi del Mausoleo di Augusto - e le sue ceneri disperse.

venerdì 1 marzo 2013

La nascita degli dei e ... della pasqua: Cibele e Attis

Vi premetto che la storia è un po' complessa e pure truculenta ...

All'inizio regnava il Caos, cioè la materia primordiale disorganizzata, inanimata. Dal Caos nacque Gea (altrimenti detta anche Cibele - dea della natura), la quale per partenogenesi diede vita ad Urano (il firmamento).
Gea (Cibele) e Urano
Da loro nacquero:
Oceano - divinità maschile delle acque
Teti - divinità femminile delle acque
Crono - dio del tempo
Rea - una dei Titani, che fu moglie di Crono, i cui figli venivano divorati da Crono stesso per paura di essere detronizzato, secondo una profezia.
Rea e Crono

Da Rea e Crono nacquero gli dei: Zeus, Era, Poseidone, Ares, Ermes, Efesto, Afrodite, Apollo, Atena, Artemide, Demetra, Dioniso.
Bè, Zeus lo conosciamo tutti ... tentò di fecondare Gea, ma il suo seme cadde a terra e, proprio dalla terra fecondata, nacque Agdistis, violento e feroce.

Ahem ... ve l'avevo detto, la faccenda e complicata, ma i personaggi sono quasi finiti!

Per togliere di mezzo Agdistis, Dioniso gli tende un tranello: legandogli i genitali ad una pianta ove egli si era arrampicato; Agdistis cadde e fu evirato. Dal suo sangue nacque un mandorlo. Nana - figlia del dio fluviale Sangarios - mangiando un suo frutto, generò Attis.
 
Attis
Attis sposò la figlia di re Mida, ma Gea (Cibele) per gelosia lo fece impazzire. In preda alla follia si evirò e morì. Divenne il dio della vegetazione.

Ora vi racconto un'ultima cosa ...
Siamo nella Roma imperiale, ai tempi di Claudio (41 - 54 d.c.). Sul Palatino, colle di Roma abitato dai monarchi, ricco di palazzi e templi. Tra questi quello della Magna Mater (dedicato a Cibele). A quel tempo tra il 15 e il 27 marzo si celebrava la festa di Hilaria. Il 22 marzo un pino - che simboleggiava Attis - entrava nel tempio. Il 24 i fedeli si flagellavano e mutilavano simbolicamente. Poi il pino veniva portato in un sepolcro.
Il 25 la festa della resurrezione, la gioia ... cioè l'Hilaritas. Il 27 il simulacro di Cibele (una pietra conica nera) veniva portato nell'Almone (fiume che dai Colli Albani sfociava nel Tevere all'altezza di Testaccio) per subire un bagno purificatore. Quante analogie con la pasqua!

Ricostruzione del tempio della Magna Mater











mercoledì 27 febbraio 2013

Il pomerio

Partiamo dalla Roma Arcaica. Nella figura sottostante è riprodotta la geografia della zona con colli e prominenze, in rosso il tracciato delle mura serviane, cosi dette da Servio Tullio - sesto re di Roma dal 578 al 539 a.c.. Ma questa cinta muraria fu costruita successivamente in periodo repubblicano nel 378 a.c., dopo il sacco di Roma del 390 a.C., molto probabilmente utilizzando anche fortificazioni precedenti.
Roma, i suoi colli e le mura serviane
Nelle antiche popolazioni dell’Italia il Pomerio (da postmoerium, cioè “oltre il muro”) era la linea sacra che delimitava i confini di una città. Pare che la sua origine fosse dovuta ad un'usanza degli Etruschi. Veniva tracciato un solco con l’aratro (eccetto nelle zone dove dovevano sorgere le porte d’accesso all’area) ed era zona religiosa, mentre lo spazio esterno costituiva l'ager publicus.
Antica stampa della Roma arcaica
All’interno non si potevano addossare edifici alle mura, il terreno doveva rimanere puro da qualsiasi contaminazione di culto umano. Non era permesso seppellire i defunti. La delimitazione di tale solco era fatta con grossi blocchi di travertino con l’indicazione del nome dell’imperatore rivolta verso l’interno e un numero ordinale.

Il pomerio della Roma quadrata (descritta nel prossimo post) sorpassava di molto le mura di Romolo sul Palatino, mentre al contrario esso era assai più ristretto della nuova cinta che va sotto il nome di Servio Tullio. Sappiamo infatti che l'Aventino rimase fuori del pomerio almeno fino all'epoca di Augusto, e così pure una parte dell'Esquilino, adibita a pubblico sepolcreto.
Roma arcaica: in verde la Roma Quadrata (pomerium Romuli), in rosa il pomerio ai tempi di Servio Tullio (escludeva l'Aventino), in giallo l'estensione delle mura serviane oltre il pomerio
Pare che Silla lo fece coincidere con le mura serviane da lui restaurate. Giulio Cesare e Augusto allargarono ancora il pomerio forse includendo il Colle Oppio, bonificato da Mecenate. Poi l’ampliò anche Claudio (43 d.c.). Vespasiano e Tito lo estesero a nord al Campo Marzio, fino all'Ara Pacis escludendo la zona degli ustrini imperiali (cioè i luoghi di cremazione), ricongiungendolo con il pomerio di Claudio presso il Tevere; pare fosse compresa anche la zona del Trastevere fra il ponte di Agrippa e il ponte Emilio.

Al tempo di Aureliano il pomerio doveva coincidere con le mura omonime. Precedentemente il Campo Marzio fu escluso in quanto area di esercitazioni militari e luogo di riunione dei comizî centuriati, ai quali partecipava il popolo in armi.

Vista d'insieme delle mura di Roma. In rosso quelle aureliane

lunedì 25 febbraio 2013

Il Concilio di Nicea e l'Arianesimo: parte II: decisioni e canoni



L’argomento dominante del Concilio di Nicea fu la consustanzialità (homooùsios), cioè stessa sostanza  tra il Padre e il Figlio: il Figlio è Dio quanto il Padre. Ciò portava a grandi interrogativi: può Dio generare un Figlio e, quindi, separarsi in se stesso e poi morire? Gli Ariani controbbatevano affermando che il Figlio era solo un tramite tra la divinità e l’umanità.
Il Concilio di Nicea
Fu stabilita una data per la Pasqua: la Pasqua cade la prima domenica dopo il plenilunio successivo all'equinozio di primavera, indipendentemente dalla Pasqua ebraica: il Vescovo di Alessandria avrebbe d'allora in avanti stabilito la data.

Le decisioni prese dal concilio con un'amplissima maggioranza furono essenzialmente tre:
  1. fu composta una dichiarazione di fede (Simbolo niceno o credo niceno): il Figlio è generato, ma non creato dal Padre. Quindi l'arianesimo viene negato in tutti i suoi aspetti. Inoltre, viene ribadita l'incarnazione, morte e resurrezione di Cristo, in contrasto alle dottrine che negavano la crocifissione.
  2. venne dichiarata ufficialmente la nascita virginale di Gesù (così come affermato nel Vangelo secondo Matteo).
  3. Ario e le sue teorie furono dichiarate eretiche.
Simbolo niceno


In ambito disciplinare fu stabilito, pena l’esilio, che:
  1. sono eretiche le dottrine del vescovo Melezio di Licopoli, secondo le quali era lecito offrire sacrifici agli idoli e ordinare sacerdoti al di fuori della sua diocesi. Egli mantenne il titolo episcopale, ma gli ecclesiastici che erano stati ordinati da lui dovevano ricevere di nuovo l'imposizione delle mani. Questa eresia ebbe termine nel V secolo.
  2. furono stabilite delle regole sul battesimo degli eretici.
  3. si presero delle decisioni su coloro che avevano rinnegato il cristianesimo durante la persecuzione di Licinio (imperatore romano dal 308 al 324 d.c.).
Melezio di Licopoli
Vennero stabiliti i seguenti canoni:
  1. proibizione dell'auto-castrazione;  proibizione dell'usura fra i chierici; proibizione di inginocchiarsi durante la liturgia della domenica e nei giorni pasquali, fino alla Pentecoste;
  2. definizione di un termine minimo per la ammissione dei neo-catecumeni nella Chiesa;
  3. proibizione della presenza di donne nella casa di un chierico e che le donne diacono sono da considerarsi come i laici
  4. ordinazione di un vescovo in presenza di almeno tre vescovi della provincia, subordinata alla conferma da parte del vescovo metropolita; preminenza de i vescovi di Roma, Alessandria e Gerusalemme. Proibizione di trasferimento di presbiteri e vescovi dalle loro città; precedenza di vescovi e presbiteri sui diaconi nel ricevere l'Eucaristia;
  5. sugli scomunicati, e sull'obbligo di tenere almeno due sinodi all'anno in ciascuna provincia;
  6. riconoscimento dei Novaziani; Novaziano, antipapa 251 al 258, fu battezzato in tutta fretta perché si pensava morisse essendo posseduto dal demonio. Egli sosteneva che l'idolatria era un peccato imperdonabile, e che la Chiesa non aveva alcun diritto di riammettere alla comunione coloro che vi erano precipitati. Il loro perdono è riservato a Dio. Questa era l'eresia di Novaziano: il rifiuto dell'interrogazione battesimale che recita "Credi nella remissione di peccati e nella vita eterna, attraverso la Santa Chiesa?".
  7. clemenza verso coloro che hanno rinnegato il Cristianesimo durante la persecuzione di Licinio;
  8. dichiarazione dell'invalidità del battesimo ordinato da Paolo di Samosata, vescovo di Antiochia nel 260. Secondo Paolo, il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo erano una sola persona, ma il Figlio (il Verbo) e lo Spirito Santo (la saggezza) erano senza stato: cioè erano degli attributi o appellativi impersonali del Padre. Inoltre Cristo era sostanzialmente un uomo con una sua personalità, nato senza peccato dalla nascita. La dottrina teneva rigorosamente separate le due nature di Cristo, sebbene questo concetto rischiasse di concepire due persone, l'una divina e l'altra umana, diverse tra loro e unite tra loro solo per volontà del Cristo stesso.
L'antipapa Novaziano
 

Il Concilio di Nicea e l'Arianesimo - parte I: la storia

Il Concilio di Nicea fu convocato e presieduto da Costantino per ristabilire la pace religiosa, costruendo l'unità della chiesa. Se le dispute non fossero state risolte, l’impero si sarebbe ulteriormente disgregato. Ebbe inizio il 20 maggio del 325; i partecipanti erano quasi tutti provenienti dall’oriente imperiale.
Il Concilio di Nicea
L’ARIANESIMO
La dottrina fu elaborata dal monaco e teologo cristiano Ario (256 – 336) con il supporto di Eusebio, vescovo di Beirut. Era caratterizzata dalla negazione della consustanzialità (cioè essere della stessa sostanza) del Padre e del Figlio: Dio, eterno e quindi ingenerato, non può condividere con altri la propria essenza divina; quindi il Figlio, essere finito perché “generato”, non può essere considerato Dio come il Padre (infinito).
Ario
Ario non negava la Trinità, ma la considerava costituita da tre diverse persone caratterizzate da nature diverse.
L’Arianesimo ebbe le sue origini in Egitto e nel IV secolo si diffuse in Italia. I Germani ne furono i maggiori seguaci fino al VII secolo. Ario fu scomunicato per eresia e la sua dottrina condannata, ma l’Arianesimo resistette a lungo, divenne la religione ufficiale dell'impero romano durante il regno di Costanzo II.
LA STORIA DEL CONCILIO
Dopo l’editto costantiniano di tolleranza (del Cristianesimo) del 313, in Alessandria d'Egitto si fece largo la controversia trinitaria: le tesi ariane si propagarono in tutto l’Oriente seguite dai vescovi africani e orientali, mentre il vescovo rivale Alessandro ne condannò le posizioni come “eretiche”.
Costantino, che non aveva particolari convinzioni teologiche. All’inizio sottovalutò il problema, ma poi fu spinto a convocare un concilio per tentare di porre un argine alla questione. Desiderava la stabilità dello Stato e i disordini derivati dalle questioni teologiche costituivano un problema politico che andava risolto con la sconfitta di una qualsiasi delle due fazioni. Egli fu presente a tutte le sessioni del Concilio.
Costantino
Benché invitati nel concilio a spiegare le loro idee, Ario ed Eusebio non riuscirono a convincere il sinodo, anche grazie all’ascendente che Osio, vescovo di Cordova, legato di papa Silvestro I, aveva sull’imperatore. Ario ed i suoi vescovi furono esiliati, ma poi Eusebio e Costanza – sorella di Costantino - dopo soli tre anni, lo convinsero ad una maggiore tolleranza, revocando anche l’esilio stesso. Addirittura, Ario fu introdotto a corte, convinse Costantino sulla bontà della sua teoria e quest’ultimo esiliò stavolta il vescovo Atanasio di Alessandria, fermo oppositore di Ario. Eusebio battezzò Costantino stesso in punto di morte.
Costanzo II
Costanzo II (337-361), figlio di Costantino,  ariano per imitazione del padre, non era portato per le speculazioni teologiche. Voleva, però, l’unità dottrinale dell’impero. Dopo il tentativo di indire un concilio a Nicomedia – fallito per un terremoto – furono istituiti due incontri paralleli: uno a Seleucia per i vescovi d’oriente (in prevalenza ariani) che si conclusero in quattro giorni, l’altro a Rimini per quelli occidentali, senza la partecipazione di papa Liberio I. Qui i lavori durarono sette mesi. Vinsero le tesi ariane (anche perché fermamente volute da Costanzo II). Macedonio, ariano e vescovo di Costantinopoli, ottenne l’incarico con la forza, rapendo e uccidendo l’antagonista Paolo, vicino alla chiesa di Roma.
Teodosio e Ambrogio
Con Teodosio – influenzato da Ambrogio, vescovo di Milano – fu emanato l’Editto di Tessalonica (380) che definiva “ufficiale” la dottrina romana del Cristianesimo: l’Arianesimo era un’eresia e i seguaci furono allontanati incruentamente dai loro uffici. Qui fu introdotto il termine di “Cattolica” per indicare la Chiesa di Roma. 

Nel primo concilio di Costantinopoli (381) fu di nuovo condannato l’Arianesimo. Altri editti seguirono, ad esempio intervenendo sui lasciti testamentari e sulle professioni esercitate dagli Ariani: nacque l’embrione del tribunale dell’Inquisizione.
Teodorico e Teodolinda
L’Arianesimo, però, non scomparve, ma venne condiviso dalle popolazioni barbariche del nord Europa, i Goti, Vandali e Longobardi in particolare,  fino al VII secolo. Il re ostrogoto Teodorico (454 - 526) – che fu anche re d’Italia dopo la caduta dell’Impero romano - era ariano, mentre Teodolinda (570 – 627) – regina dei Longobardi - determinò la conversione dei Longobardi al cattolicesimo.