Questo blog è una raccolta disordinata dei miei appunti. Il tema principale è la storia di Roma.
Se passi per da queste parti, ti ringrazio. Se vuoi lascia pure un commento, ma abbi pazienza ... li guardo solo ogni tanto

giovedì 1 giugno 2017

Roma arcaica: Fauno ed i Lupercali

Tutto inizia da Saturno, dio della semina, fondatore e protettore dell’agricoltura. Quando le idee greche penetrarono in Roma, il dio fu identificato con Crono; sorse allora la leggenda che, provato del trono da Giove, dopo lungo peregrinare, fosse giunto nel Lazio per nascondersi (Lazio deriva dal latere, nascondersi). Fu accolto da Giano ed ebbe la sua sede sul Campidoglio. Unì gli uomini in sedi fisse e regnò su di loro per lungo tempo (Età dell’Oro). Il suo culto è antichissimo e un tempio era ai piedi del Campidoglio; in una camera del tempio si custodiva il tesoro dello stato (Aerarium). La festa in suo onore erano i Saturnalia (dal 17 al 19 dicembre); in quei giorni si allegria si ricordava l’Età dell’Oro, decadevano le differenze di ordine sociale, tacevano i tribunali e le scuole, le botteghe rimanevano chiuse, si facevano scherzi e si permetteva ogni licenza.


Fauno è il dio propizio (dal Latino faveo), per i Romani, è affine a Pan; è il genio benefico della campagna, del bestiame e dei monti; era il fecondatore delle greggi, il protettore dai lupi. Si diceva che di notte penetrasse nelle case e suscitasse cattivi sogni: era chiamato anche Incubus poiché si diceva che giacesse sopra le donne (dal Latino incubare, il cubiculum era la camera da letto).

Il Fauno dei Musei Capitolini

Prediceva il futuro tramite i sogni e i segni della natura (Fatuus deriva da Fari, parlare). A Fauno si associa Fauna, detta anche la Bona Dea o Maia, la dea che accresce i prodotti della terra e, quindi, la ricchezza degli uomini. Ad esso è associato Luperco. Fauno fu uno dei re Aborigeni, successore di Saturno e di Pico:


IL LUPERCALE
Luperco era una divinità pastorale, protettrice della fertilità che, nel tempo, fu assimilato alla figura di Fauno. Era il protettore del bestiame ovino e caprino dall'attacco dei lupi. Era anche un genio benefico dei monti. Fauno aveva anche una sorella Fauna, la Bona Dea, cioè colei che accresce i prodotti della terra e la ricchezza degli uomini.

La grotta alla base del Palatino, ove la lupa avrebbe allattato i gemelli, divenne un luogo sacro (Lupercale) da dove partivano manifestazioni religiose (Lupercalia) che proseguirono durante l’impero. Il Lupercale era anche la grotta del Palatino che Evandro (forse il nome originale del sito era Lycaion), accolto benignamente dal re degli Aborigeni Fauno, consacrò a Pan-Fauno-Luperco. Il Lycaion-Lupercale, come lo descrive Dionigi di Alicarnasso (Antichità Romane, 60 a.C.-7 a.C.) era costituito da un bosco, una grotta scavata nel dirupo tufaceo da cui sgorgava una fonte, un recinto che ospitava l’altare dedicato a Fauno, la ficus ruminalis (Rumina era la dea della nutrizione) e una piccola grotta contenente una statua bronzea della lupa che allatta i gemelli: proprio in questa piccola grotta avvenne la salvazione dalle acque e l’esposizione (epifania significa apparizione, rivelazione) dei gemelli ai pastori ed al porcaro Faustolo.

I LUPERCALIA
I Lupercalia erano festeggiati dal 13 al 15 febbraio, culmine dell’inverno nel quale i lupi affamati si avvicinavano agli ovili minacciando le greggi. Secondo Plutarco erano riti di purificazione, d’altra parte Il mese di febbraio deriva dal Latino februare, purificare. Per Dionigi di Alicarnasso, ricordavano l’allattamento di Romolo e Remo da parte di una lupa che da poco aveva partorito. Secondo una leggenda narrata da Ovidio, al tempo di Romolo vi sarebbe stato un lungo periodo di sterilità delle donne. Uomini e donne si recarono in processione fino al bosco sacro di Giunone, ai piedi dell'Esquilino. Attraverso lo stormire delle fronde, la dea rispose che le donne dovevano essere penetrate da un sacro caprone, ma un augure etrusco interpretò l’oracolo nel senso di sacrificare un capro, tagliando dalla sua pelle delle strisce con cui colpire la schiena delle donne; dopo 10 mesi lunari le donne partorirono.

La festa era celebrata da giovani sacerdoti detti Luperci, diretti da un magister, divisi in 2 schiere di 12 membri ciascuna chiamate Luperci Fabiani e Luperci Quinziali; a questi, per un breve periodo, Giulio Cesare aggiunse la terza schiera dei Luperci Iulii, in onore di se stesso. Plutarco riferisce che il giorno dei Lupercalia, erano iniziati 2 nuovi Luperci nella grotta del Lupercale; dopo il sacrificio di capre e, pare, di un cane, i 2 nuovi adepti erano segnati sulla fronte intingendo il coltello sacrificale nel sangue delle capre appena sacrificate. Il sangue veniva quindi asciugato con lana bianca intinta nel latte di capra, al che i 2 ragazzi dovevano ridere. La cerimonia è stata interpretata come atto di morte e rinascita rituale, nel quale la segnatura con il coltello insanguinato rappresenta la morte della precedente condizione profana, mentre la pulitura con il latte e la risata rappresentano invece la rinascita alla nuova condizione sacerdotale. Venivano poi fatte loro indossare le pelli delle capre sacrificate, dalle quali venivano tagliate delle strisce da usare come fruste.

Dopo un pasto abbondante, i Luperci, compresi i 2 nuovi iniziati, correvano intorno al Palatino seminudi, con le membra spalmate di grasso e una maschera di fango sulla faccia; intorno alle anche portavano una pelle di capra ricavata dalle vittime sacrificate nel Lupercale. Saltavano e colpivano con le fruste il suolo, per favorirne la fertilità, e chiunque incontrassero, specie le donne; queste, in origine, offrivano volontariamente il ventre per ottenere la fecondità, ma al tempo di Giovenale, ai colpi di frusta tendevano solo le palme delle mani. In questa seconda parte della festa i Luperci erano contemporaneamente capri e lupi: erano capri quando infondevano la fertilità dell’animale (considerato sessualmente potente) alla terra e alle donne attraverso la frusta, mentre erano lupi nel loro percorso intorno al Palatino. La corsa intorno al colle doveva essere intesa come un invisibile recinto magico creato dagli scongiuri dei pastori primitivi a protezione dei greggi dall'attacco dei lupi; la stessa offerta del capro avrebbe dovuto placare la fame dei lupi assalitori. Era quindi una cerimonia di espiazione che donava prosperità e fortuna; le donne sterili si offrivano alle sferzate per guarire.

I Lupercalia furono tra le ultime feste pagane celebrate ancora ai tempi dell’espansione del Cristianesimo. In una lettera Gelasio I (492-496) riferisce che a Roma, durante il suo pontificato, si tenevano ancora i Lupercali, sebbene la popolazione fosse da tempo cristiana. Gregorio Magno (540-604) istituì nel 590 la processione della Candelora per scongiurare un’epidemia di peste, la stessa dell’Arcangelo Michele di Castel Sant'Angelo.

Il Venerabile Beda (monaco benedettino inglese, fine VII-inizio VIII secolo) mise in relazione i Lupercalia del 15 febbraio con la processione della Candelora  festeggiata il 2 febbraio, ma che in oriente era festeggiata il 14 del mese; la Candelora è la festa della Presentazione al Tempio di Gesù; la festa è anche chiamata Purificazione della Beata Vergine Maria. È incerta l'etimologia della parola Lupercalia; forse è composto dalle parole lupus e arcere (tenere lontano).


mercoledì 28 agosto 2013

Stefano Porcari - prima metà del XV secolo

Siamo nella prima metà del 1400. Stefano, colto e amante dell’antica Repubblica Romana, maturò il pensiero di ricostituire in Roma una nuova repubblica, destituendo i papi del loro potere temporale.

Nella sua vita ebbe molti incarichi di prestigio: capitano del popolo a Firenze, podestà a Bologna, a Siena ed a Orvieto, protetto da Martino V Colonna, il papa che risolse lo scisma di occidente, al termine del periodo avignonese.

Ritornò a Roma durante il pontificato di Eugenio IV. Alla morte del pontefice, Stefano iniziò ad arringare il popolo con i suoi discorsi contro il potere papale. Quindi fu eletto Niccolò V (il papa che spostò la sede pontificia dal Laterano al Vaticano). Anche questo papa lo prese a ben volere, dandogli incarichi di prestigio. Per evitare problemi con il popolo, il Porcari fu mandato a Bologna. Qui vigilava su di lui il cardinal Basilio Bessarione (a proposito, non perdetevi una visita alla cappella omonima, situata nella basilica dei SS. Apostoli in Roma). Ma riuscì a fuggire, facendo ritorno per l’ultima volta a Roma. Siamo nel dicembre del 1452.


Con alcuni (non pochi) congiurati vuole occupare Castel S. Angelo ed il Campidoglio, imprigionare il papa e instaurare una nuova repubblica romana. Il tutto era previsto per il 6 gennaio del 1453. Ma il papa, avvertito della fuga dal cardinale Bessarione, scopre il piano segreto. Elimina fisicamente i congiurati, lo scova e lo reclude nel castello. Fu processato ed impiccato il 9 gennaio, nell’indifferenza generale.

Una delle poche manifestazioni del fatto fu la pasquinata comparsa qualche giorno dopo la condanna:
" Da quando è Nicolò papa e assassino abbonda a Roma il sangue e scarso è il vino".


Il corpo non venne mai trovato, forse gettato nel Tevere, qualcuno dice sepolto anonimamente nella chiesa della Traspontina. Insomma, un altro Cola di Rienzo, ma meno fortunato.

mercoledì 24 luglio 2013

Sti barbari!!!!

Dopo la caduta dell’Impero Romano (476 d. c.), vi è un susseguirsi di popoli che invadono la Penisola. Proviamo a fare una sintesi.

I Goti: Ostrogoti, Visigoti

 
III SEC.
IV SEC.
V SEC.
VI SEC.
VII SEC.
GOTI
Si insediano in Germania orientale.
Entrano in contatto con i Romani
Si scindono in Ostrogoti e Visigoti
Scontro con gli Unni
Teodorico re ostrogoto, riunisce i Goti
 
OSTROGOTI
 
Si stabiliscono a Oriente
Regno ostrogoto d’Italia
Sconfiggono Odoacre che aveva deposto Romolo Augusto.

Il regno finisce con l’intervento dell’imperatore bizantino Giustiniano I [ guerra goto-bizantina del 535-553]
 
VISIGOTI
 
Si stabiliscono a Occidente.

Regno di Alarico e sacco di Roma del 410
Regno visigoto di Spagna
Conversione dall'arianesimo al credo niceno nel 589 [Concilio di Toledo]
Persecuzioni antiebraiche nella penisola Iberica.

Il regno cadde per la conquista dei Mori (717)

Gli Unni

IV SEC.
V SEC.
Popolo nomade di stirpe mongola.

Giunge in Europa.

Balimir, re degli Unni, sconfigge gli Alani.

In seguito tentarono e, in parte, riuscirono a conquistare i territori dell’Impero romano.
Costituzione di un regno nell’Europa centrale, inglobando gli Alani, gli Slavi e i Goti.

Divenne loro re Attila (406-453). Nel 447 sconfisse Teodosio II, imperatore bizantino. Con Genserico, re dei Vandali, invase la Gallia (451). L’esercito romano, guidato da Ezio, assieme ai Visigoti guidati da Teodorico, sconfissero gli Unni. Nel 452 Attila invase l’Italia, ma presso il Mincio accettò la tregua proposta da Valentiniano III e papa Leone I, anche per l’epidemia di colera che divampava in Pianura Padana.

Dopo la morte di Attila (453) il regno Unno si disintegrò per lotte di successione.

I Vandali

II SEC.
V SEC.
VI SEC.
Popolazione di origine germanica.

Trattato di pace con i Romani, si stanziano in Dacia (Romania) e Pannonia (Ungheria).
455, sacco di Roma con i Vandali di Genserico; Leone I lo implorò di risparmiare la popolazione e la città.

Nel 474 fu stipulata la pace perpetua con l'imperatore d’Oriente Zenone ed i Vandali. Questi  concessero libertà di culto agli ortodossi e la nomina di un nuovo titolare alla carica vescovile di Cartagine.

Zenone, nel 476, confermò ai Vandali il possesso di tutta la provincia d'Africa, le Baleari, la Corsica, la Sardegna e la Sicilia.
Alleanza con gli Ostrogoti.

Divenne re Ilderico, di fede Cattolica e non Ariana. Non fu amato dal suo popolo.

Lotta tra Belisario e i Vandali: ingresso trionfale di Belisario in Cartagine.

Fine del dominio Vandalo (ultimo re fu Galimero -534).

Gli Alemanni
III – IV SEC.
V-VI SEC.
Originari della Germania (regione a nord del fiume Meno), furono sconfitti da Caracalla.
Furono sconfitti da Clodoveo, re dei Franchi.

Tentarono un’alleanza con i Goti, ma Vitige (re degli Ostrogoti e re d’Italia dal 536 al 540) cedette la loro terra ai Franchi.

Si convertirono al Cristianesimo

I Longobardi
II – IV SEC.
VI SEC.
VII SEC.
VIII SEC.
Originari del corso dell’Elba, migrarono verso l’Italia, convertendosi all’Arianesimo
Re Alboino (568) diede vita ad un regno italiano, suddiviso in ducati, ciascuno con propria autonomia.

La capitale fu Pavia.

I Bizantini conservarono: l'Esarcato (la Romagna, con capitale Ravenna), la Pentapoli (Ancona, Pesaro, Fano, Senigallia e Rimini), gran parte del Lazio (inclusa Roma) e del sud Italia.  

Alboino fu vittima della congiura di Verona, ideata dalla moglie Rosmunda.

Fu nominato re Autari (584) assurgendosi a protettore di tutti i romani, sposò Teodolinda. Dopo la morte di Autari, Teodolinda sposa  Agilulfo. Era in buoni rapporti con papa Gregorio Magno.
Nel 636 sale al trono Rotari –ariano, regnò fino al 652 conquistando quasi tutta l'Italia settentrionale. E’ celebre l’Editto di Rotari che codificava le norme germaniche e che sostituiva la faida con il guidrigildo, cioè La quantità di beni che l'offensore doveva dare all'offeso per riscattarsi dalla vendetta di lui o dei suoi parenti.

Nel 689 fu domata la ribellione fra le due regioni della Langobardia Maior: da un lato le regioni occidentali ("Neustria"), fedeli ai sovrani Bavaresi, filo-cattoliche e sostenitrici della politica di pacificazione con Bisanzio e Roma; dall'altra le regioni orientali ("Austria"), che non si rassegnavano a una mitigazione del carattere guerriero del popolo.
Nel 712 divenne re Liutprando che si alleò con i Franchi.

Nel 726 si impadronì dell'Esarcato e della Pentapoli. Per non inimicarsi il papa rinunciò all'occupazione di Sutri, che restituì al papa (donazione di Sutri, il precedente che attribuì il potere temporale al papato, predisponendo la nascita dello Stato della Chiesa).

Nel 739 assediò Roma: il papa chiese aiuto a Carlo Martello che riuscì a far desistere il re longobardo.

Nel 749 divenne re Astolfo che conquistò quasi interamente l’Italia, ma Pipino il Breve, re dei Franchi, sgominò l’esercito longobardo (754).

Infine fu re Desiderio (756) che riaffermò il controllo dei Longobardi sul territorio e diede una delle sue figli in sposa a Carlo Magno.

Il dominio longobardo terminò nel 774, alla sua morte

I Franchi (nascita della Francia e della Germania, le due dinastie: i Merovingi ed i Carolingi)
 
III SEC.
IV SEC.
Inizialmente era una piccola tribù stanziata nel Reno.

Poi divenne una confederazione composta dai Sali (attuale Olanda, nord del Reno) e Ripuari (sud del Reno).  

Tentarono più volte di invadere l’Impero Romano.
Costanzo II e Giuliano li gli assegnarono parte della Gallia Belgica come foederati dell'Impero.

Da qui i Franchi si estesero gradualmente in gran parte della Gallia romana, difendendo i confini dell'Impero.

 
V SEC.
VI SEC.
Merovingi
Divennero governanti delle popolazioni gallo-romane.

Meroveo era il re dei Salii.  

Combatterono a fianco dei Romani contro gli Unni.

Clodoveo I sconfisse i Visigoti; si convertì al cattolicesimo.
La divisone delle terre con i propri figli, le lotte intestine, le continue divisioni e riunificazioni, indebolirono il potere centrale a vantaggio dell’aristocrazia

 
VII SEC.
VIII SEC.
IX SEC.
Carolingi
Fine della dinastia Merovingia (re fannulloni).

Pipino di Herstal riunifica i Franchi.
Suo figlio Carlo Martello fermò gli Arabi a  Poitiers.

Suo figlio Pipino il Breve diviene re dei Franchi con il placet di papa Stefano II (754), dopo aver sconfitto Astolfo re dei Longobardi.

Nacque in quegli anni la leggenda della donazione di Costantino.

Pipino mori nel 768 e dopo di lui divenne re Carlo Magno (Rex Francorum et Langobardorum).

Il suo regno andava dai Pirenei a quasi tutta la Francia odierna e a gran parte della Germania, dell'Italia e dell'Austria.

Nell'800 Carlo fu incoronato Imperatore da Papa Leone III a Roma, l'Impero franco fu visto come il successore dell'Impero Romano d'Occidente.
Ala morte di Carlo, gli successe suo figlio Ludovico il Pio, alla cui morte, dopo la guerra civile fra i tre figli sopravvissuti, si giunse all’accordo con il Trattato di Verdun (843):
1.Il figlio più vecchio, Lotario ricevette il titolo Imperatore e governò il Regno Franco Centrale (Italia (settentrionale, Provenza, Borgogna e Lotaringia. Questo regno venne a sua volta diviso tra i suoi tre figli in Lotaringia, Borgogna (o Provenza) e Italia.
2.Il secondo figlio, Ludovico il Germanico, divenne re dei Franchi orientali. Quest'area è il nucleo del successivo Sacro Romano Impero, che si sarebbe evoluto nella moderna Germania.
3.Il terzo figlio, Carlo il Calvo, divenne re dei Franchi occidentali: l'area su cui venne fondata in seguito la Francia.

I Normanni

Origini
XI sec.
XII sec.
Popolo contadino della Scandinavia, di origine germanica, insediati in Danimarca, Svezia e Norvegia.

Le popolazioni normanni delle coste vennero anche detti Vichinghi.
I Normanni cominciarono a stabilirsi verso il sud Europa, specie come mercenari per la difesa delle città costiere dell’Italia contro gli attacchi saraceni.  

La famiglia degli Altavilla riuscì a unificare gran parte dell’Italia meridionale.

Melfi divenne la capitale del ducato di Puglia e Calabria e sede di cinque concili.

Nel 1059 Roberto il Guiscardo degli Altavilla si dichiarò vassallo del pontefice e scacciò dal meridione ciò che restava dell’influenza bizantina.

Ruggero Bosso, fratello del Guiscardo invase la Sicilia, creando il regno normanno di Sicilia.
Ruggero II, figlio di Ruggero Bosso, fu nominato re di Sicilia, duca di Puglia e Calabria e conquistò il ducato di Napoli. Diede un’organizzazione feudale ai suoi territori, strettamente legata al sovrano.

Nel 1189 vi fu un problema di successione: Guglielmo il Buono aveva indicato come successore Costanza d’Altavilla, ma una parte della corte (sperando nell’appoggio papale), simpatizzava per il figlio illegittimo Tancredi che fu nominato nel 1189 re di Sicilia.
Nello stesso anno, Enrico IV di Svevia, sposo di Costanza, iniziò la conquista dl regno, che avvenne alla morte di Tancredi (1194). Costanza diede alla luce Federico II.

Gli Svevi (Federico Barbarossa)

Origini
XII sec.
Dal XIII sec.
Popolazione germanica del Mar Baltico, divennero parte della confederazione degli Alemanni.

Una parte degli Svevi migrò verso il Portogallo e la Galizia (finì nel 558 d. c.).
Federico Barbarossa – Federico I Hohenstaufen – imperatore del Sacro Romano Impero (1122 – 1190).

Federico I rafforzò l'autorità imperiale. Nel 1153, indisse la dieta a Costanza a cui parteciparono anche gli ambasciatori di papa Eugenio III (1145-53); egli espresse parità tra potere politico e ribadì i suoi diritti per l’elezione dei vescovi tedeschi, rispettando il prestigio della Chiesa in cambio della promessa di essere incoronato imperatore; fu stabilito di non cedere territori italiani all’imperatore bizantino Manuele I Comneno.
Alla morte di Corradino, il ducato di Svevia venne suddiviso in piccole unità.

Nacque la dinastia degli Asburgo.

Nel XV sec. fu costituita la Lega Sveva, unendo i vari ducati per contrastare il potere delle grandi città. Ma la Lega si dissolse con l’avvento della Riforma protestante per divergenze teologiche.

I territori appartenenti agli Asburgo, gli Hohenzollerns e i marchesi di Baden-Baden rimasero Cattolici, il restante seguì il Protestantesimo.

Guelfi (Bianchi e Neri) e Ghibellini (dal XII sec. al XIV sec.)
Guelfi
Nella lotta per le investiture, i guelfi sostenevano il papato.

Scissione dei Guelfi in Bianchi e Neri, nata a Pistoia all’interno della famiglia dei Cancellieri.

I Guelfi vennero esiliati a Firenze (1296)
Bianchi
Appoggiati dalla famiglia dei Cerchi.

Difendevano il Pontefice non precludendo il ritorno dell'imperatore.

Seguì un avvicinamento con i Ghibellini.
Neri
Appoggiati dalla famiglia dei Donati.

Trovavano indispensabile che il governo dovesse essere affidato al papa perché missus dominici ("mandato dal Signore").

Vinsero lo scontro a Firenze con i rivali Bianchi, che furono mandati in esilio (tra questi Dante Alighieri)
Ghibellini
I ghibellini sostenevano l'Imperatore del Sacro Romano Impero
 

venerdì 17 maggio 2013

Glossario romano ... tanto per ricordarsene al volo

ogni tanto aggiungo qualcosa ...

CENTURIA: unità, originariamente di 100 uomini, in cui Servio Tullio suddivise la cittadinanza in base al censo, a scopo militare e politico.

COMIZIO (andare insieme): luogo ove si adunavano i cittadini.

COMIZIO CENTURIATO: assemblea per l’elezione dei magistrati, l’approvazione delle leggi e il giudizio di speciali processi.

COMIZIO CURIATO: assemblea del popolo ove venivano investivano del potere i re e i magistrati; erano interpellati in caso di dichiarazione di guerre.

CURIA: la più antica ripartizione politica e religiosa del popolo romano, attribuita a Romolo, il quale avrebbe diviso i cittadini in tre tribù (Tizî, Ramni e Lùceri) e ciascuna di queste tribù in dieci curie, le quali funzionavano come ufficio dello stato civile e di leva, riunendosi in assemblea nei comizî curiati.

DITTATORE: nella Roma repubblicana, magistrato straordinario investito di pieni poteri civili e militari, che rimaneva in carica sei mesi.

PONTEFICE:  ciascuno dei membri del collegio a carattere giuridico-sacerdotale presieduto da un pontefice massimo . Il termine pontifex (da pons «ponte» e tema di facere «fare») inizialmente forse designava colui che curava la costruzione del ponte sul Tevere. Il numero dei pontefici variò nel corso del tempo. Nel 300 a.C. fu aperto alla partecipazione dei plebei (precedentemente la condizione patrizia era requisito indispensabile per accedere al pontificato).

TRIBUNO:  magistrato, funzionario ed ufficiale le cui funzioni erano connesse alle tribù.

TRIBUNO DELLA PLEBE: magistrati eletti annualmente dalla plebe (da 2 a 10, a seconda dei tempi) per difendere i plebei contro gli abusi del potere statuale; erano dotati di facoltà solo negative (l’intercessione, cioè il veto o l’annullamento dell’atto o del decreto), di un potere derivante non dalla legge ma dal sostegno del popolo, tuttavia molto ampio.

TRIBUNO MILITARE: ufficiali superiori della legione romana (all’inizio erano 3, poi 6): in età repubblicana erano subordinati al console, eletti dal popolo (inizialmente venivano invece nominati dai magistrati) e comandavano collegialmente la legione, due per volta con turno mensile. Oltre che nella legione, in età imperiale vi furono tribuni anche a capo di alcuni reparti ausiliari e delle coorti di stanza a Roma.

TRIBUNO PAGATORE: capi elettivi delle tribù, con funzioni amministrative tra le quali il compito di distribuire il soldo alle reclute (donde il nome), col tempo sostituiti in questa funzione dai questori.

giovedì 9 maggio 2013

Il dio Pan: quando l'estetica è una condanna

Sua madre – la ninfa Driope - fuggì terrorizzata vedendolo per la prima volta. Era deforme, l’aspetto caprino. Suo padre, Ermes, ebbe pietà di lui: lo avvolse in una pelle di lepre e lo portò nell’Olimpo. Ma divenne lo zimbello degli dei, deriso da tutti, specie da Dioniso. Qualcuno di loro ipotizzò che fosse il frutto dell’accoppiamento tra Zeus ed una capra.
Quando crebbe lasciò l’Olimpo. Era inguardabile, da solo vagava tra i monti dell’Arcadia, pascolando greggi ed allevando api. Divenne, così, un dio terrestre; amante della natura, allegro e spensierato.

Salvò Zeus dal mostro Tifone con un urlo agghiacciante e il padre degli dei – per riconoscenza – gli dedicò un segno zodiacale: il capricorno.


A causa della sua bruttezza, venne rifiutato e fu costretto ad “amare” se stesso. Si innamorò della Ninfa Siringa che per sfuggirgli si trasformò in canna. Era generoso, pronto ad aiutare chiunque gli chiedesse aiuto, ma era brutto!  Non resse alla contrapposizione della bellezza incarnata da Venere, Apollo, Ganimede: fu l’unico dio che morì, come riferì il navigatore Tamo.


Nel tempio di Delfi c’era una sua statua e quando i Galli invasero la città, rimasero terrorizzati dal suo aspetto, fuggirono: furono colti – per così dire – dal “timor pan … ico”. Sì! panico deriva proprio da Pan.

La religione Cristiana si ispirò a lui per creare l’iconografia del demonio, di Satana stesso.


Come vedete, da sempre la bellezza conta. L’essere sgradevoli d’aspetto penalizza, al di là dell’esser più o meno generosi con gli altri.

giovedì 2 maggio 2013

Enea, Romolo e Remo

Così ci racconta Tito Livio.

Raffaello Sanzio: Enea e Anchise in fuga da Troia in fiamme
Tutto nasce dall'incendio di Troia: Enea si salva, fugge col padre Anchise ed il figlio Ascanio. Giunge sulle coste laziali e si sposa con Lavinia, figlia del re Latino, monarca dell'omonima popolazione indigena. Nasce così la stirpe latino-troiana ed Enea fonda Lavinium (nei pressi dell'attuale Pratica di Mare).

Ma scoppia la guerra con Turno, re dei Rutuli, promesso sposo di Lavinia. Turno si allea con gli Etruschi di Cerveteri ed uccide Latino. Il troiano reagisce: vince la guerra ed uccide di suo pugno Turno; inizia così la supremazia degli antesignani del popolo romano.

Enea che uccide Turno
Enea scompare per mano divina, mentre Ascanio fonda Alba Longa: siamo nel 1.100 a. c..
Passano circa 400 anni. Ad Alba Longa regna il buon Numitore che ha una figlia bellissima: Rea Silvia. Amulio, fratello di Numitore, lo scalza dal trono. Il nuovo re, non volendo una discendenza maschile che mettesse in pericolo il suo regno, costringe Rea Silvia a diventare sacerdotessa di Vesta, costringendola alla verginità. Ma era talmente bella che Marte se ne invaghisce e la possiede. E' lo scandalo: una vestale incinta! Amulio ha gioco facile nel condannare a morte Romolo e Remo, frutto della passione tra il dio e la vestale.
Enea e Lavinia
Rea Silvia cerca di salvare i suoi figlioletti: come accadde per Mosè, anch'ella abbandona i piccoli su una cesta in balia delle acque del Tevere.
Vaga una lupa per la campagna punteggiata da bassi colli. E' incredula per la perdita dei suoi cuccioli, uccisi da un predatore. Ha sete, scende verso il fiume. Mentre si disseta sente un disperato vagito. Sotto un fico, in un acquitrino, vede la cesta con i neonati. L'istinto materno vince: comincia ad allattarli.

Faustolo, un allevatore di porci, vede la scena e si commuove; porta i due gemelli nella sua capanna dove c'è la moglie Acca Larenzia. Li adottano, crescono belli, sani e forti.
Pieter Paul Rubens: Romolo e Remo allattati dalla lupa
Ormai ragazzo, Remo viene rapito dai banditi al soldo di Amulio. Suo fratello, Romolo, interviene uccidendo Amulio l'usurpatore, rimettendo sul trono il nonno Numitore. Il re di Alba Longa li invita a fondare una nuova città nei pressi di un'ansa del fiume (una "ruma", come la chiamavano gli Etruschi), ove il guado era facile.
Remo prigioniero al cospetto di Amulio sul trono
Ma scoppia un diverbio tra fratelli: litigano sul colle ove fondare la comunità (Romolo aveva deciso per il Palatino, Remo per l'Aventino). Allora decideranno gli auspici: Remo sogna sei avvoltoi, Romolo afferma di averne sognati dodici!
Il Cavalier d'Arpino: la fondazione di Roma
Così Romolo si proclama vincitore della disputa e con un aratro traccia il solco che stabilirà il
confine della nuova città. Ma Remo reagisce: contrariamente a quanto stabilito dal
fratello, oltrepassa tale solco, cioè invade la città, violando il recinto sacro (il pomerio), venendo ucciso dal fratello.
E' il 21 aprile del 753 a. c., ovvero l'anno 0 ad urbe condita